Zenone pretendeva di riuscire a fermare il tempo semplicemente svuotandolo della propria oggettività e così facendo arrivava anche ad eliminare lo spazio che è strettamente legato al tempo. Mamma mia che pazzo! Eppure quante volte anche noi vorremmo poter fermare il tempo ad un istante preciso perchè in quel momento stiamo troppo bene e il cambiamento ci terrorizza? Dai che vi è capitato, non fatemi credere che sono solo io il pazzo (a parte Zenone ovviamente).
Beh, qualcuno a NY ci ha provato e ci è riuscito.
Chissà cosa ne penserebbe Zenone...
Due mesi ragazzi...me ne accorgo solo adesso guardando la data dell'ultimo post...sono passati 2 mesi, giorno più, giorno meno, dall'ultima volta che ho scritto.
Chissà qualcuno di voi si sarà chiesto cosa mi fosse capitato, forse qualcuno è stato anche un po' in pensiero. Qualcun altro poi avrà smesso di venire a controllare e forse non tornerà più.
Cosa mi è successo dunque?
Niente!
¡Nada!
Rien!
O meglio, il Nulla, che come nella Storia Infinita (l'adoravo da piccolo!) si è impossessato di me, dei miei pensieri, delle mie emozioni e mi ha fatto provare 2 mesi di Niente. Vedevo il mio blog abbandonato e fermo al 4 dicembre e mi sembrava così distante, come qualcosa che ricordavo di aver letto qualche volta ma che avevo quasi dimenticato. Sentivo che il nostro legame si stava allentando. Temevo di non riuscire più a scrivere. Se lo sto facendo adesso è perchè ho letto il commento di RedruMiki al post precedente (a dire il vero mi ha colpito la sua tenacia, ben tre commenti!) che mi ha fatto tornare la voglia di scrivere. Grazie...
E forse sto scrivendo anche perchè quel Nulla che mi imprigionava piano piano mi sta lasciando, e non sento più il gelo che sentivo dentro. Almeno non come prima.
Sarà l'inverno, sarà il freddo, sarà la poca luce di questi mesi che odio. A Gennaio e Febbraio però mi sento sempre spento, quasi amorfo.
È il cinismo il mio problema, finalmente l'ho capito. Sono una persona passionale e profonda che in alcuni momenti sa essere tremendamente fredda e distaccata.
La mia amica Manu mi ha paragonato ad una Mantide Religiosa.
Forse ha ragione.
Ho conosciuto un ragazzo prima di Natale, per caso, come non mi era mai capitato prima. Erano mesi che non uscivo con qualcuno e la cosa mi ha attirato e spaventato allo stesso tempo.
Come tutti gli inizi il nostro è stato molto tenero e ci ha fatto vedere cose che probabilmente non esistevano, o almeno non c'erano in quel momento tra noi. Quando ho aperto gli occhi, lo vedevo come un estraneo, come qualcuno che non doveva stare con me in quel momento e avrei voluto perfino tornare indietro e cancellare il nostro incontro. Gli ho fatto del male, o almeno è questo quello che mi ha fatto credere.
Non è stata la prima volta che una persona che mi aveva affascinato e intrigato all'inizio all'improvviso la sentissi così distante e provassi un senso di fastidio a starci assieme. Anzi, diciamo che mi capita il più delle volte.
Si, sono una Mantide, ha ragione Manu.
Anche se, in una cosa siamo diversi.
La mantide mangia il compagno per trarne il nutrimento necessario per produrre le uova.
Io perchè “uccido”?
Davvero non me lo riesco mai a spiegare...
Zerosei-Zerodue, Roma-Milano: quest'asse che è più un'alleanza ormai, filo conduttore tra vite che si sono incontrate e da allora non hanno smesso di amarsi. Vite che si ritrovano a cadenza quasi regolare ai due estremi dell'asse. Voglia di serenità, di stare con le persone che ti fanno sentire a tuo agio come poche riescono a fare.
E così, lo scorso week end, io e Ale siamo andati a Milano per raggiungere Anto. La nostra Anto che ci aspettava ansiosa, sicura dentro di se, forte del suo infallibile sesto senso, che qualcosa sarebbe andato storto, che il Fato ancora una volta si sarebbe befFato di noi impedendoci di ritrovarci. E il Fato beffardo si è davvero messo in mezzo, facendoci perdere l'aereo che ci avrebbe fatto arrivare a Milano alle 21 e 30 di venerdì sera, giusto in tempo per la bella notte milanese che Anto ci aveva organizzato. E lei, dall'estremo opposto dell'asse, cercava di trattenere le lacrime al telefono, con la sua vocina tremante ma matura, ci diceva di rimanere a Roma dopo aver saputo il prezzo della penale che avremmo dovuto pagare per cambiare il biglietto...
Ma io e Ale non potevamo rinunciare a partire, troppo era il bisogno di scappare da Roma, di lasciarci alle spalle i pensieri e le ansie quotidiane, troppa la voglia di ritrovarci tutti e tre, come ai vecchi tempi. E così, siamo partiti. Non con l'aereo, ma con il treno, non venerdì, ma sabato mattina alle 6 e 30...una levataccia, ma alle 11 e 30 precise eravamo a Milano e, usciti dalla metro verde, fermata Romolo, c'era Anto che ci aspettava, col suo cappello rosso, strafiga come sempre!
Che strana città Milano. Appena arrivi pensi “cazzo che tempo di merda!”. La nebbia ti penetra gocciolina dopo gocciolina nelle ossa. Poi però ti stupisce sempre per quanto è varia, per quanto sia festosa, per quanto sembri orgogliosa dell'eterogeneità dei suoi cittadini.
Un aperitivo in centro, da bravi milanesi acquisiti, passando per il vivo quartiere San Lorenzo (che anche a Milano accoglie tribù di giovani), che sembrava un revival di una Londra anni '80, con gruppi di punk dalle chiome allegrissime e dall'abbigliamento lucido di pelle nera.
Poi cena: una tavolata di venti persone chiassose dove Bacco e Tabacco l'hanno fatta da padroni (Venere invece ha tirato brutti scherzetti...) e poi tappa in un pub prima di farci rapire dalla bella musica di una discoteca dando vita a quello che, per chi ci vedeva da fuori, poteva benissimo essere una scena già vista nei primi fotogrammi di un film “erotico d'autore” dal probabile titolo: AntoGiuAleGerryLuisella, e l'orgia del ballo...
Poi fuori, incontro all'alba, verso casa di Anto per abbandonarci finalmente al sonno e alla stanchezza che adesso iniziava a farsi sentire.
E già domenica...si riparte, di nuovo lungo l'asse, di nuovo a Roma, aspettando il turno di Anto...
Viva l'Italia - diceva De Gregori - l'Italia derubata e colpita al cuore,viva l'Italia, l'Italia che non muore. Viva l'Italia, presa a tradimento, l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento...l'Italia che non ha paura...l'Italia metà giardino e metà galera...l'Italia che lavora,
l'Italia che si dispera...l'Italia metà dovere e metà fortuna...l'Italia nuda come sempre...l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste, viva l'Italia, l'Italia che resiste.
E si, è proprio forte la nostra Italia! Si rialza sempre. Anche se, ammettiamolo, con noi deve proprio faticare a tenere alto il suo nome...
Guardate questo video e ditemi se almeno una volta nella vostra vita non vi siete trovati in una di queste situazioni...
Ma la vogliamo aiutare o no quest'Italia a riconquistare il suo antico splendore???
Sabato sono finalmente riuscito ad andare a vedere la mostra di Gauguin al Vittoriano. Ho sempre amato Gauguin per la sua vivacità, per i sui colori intensi che trasformano in scene da sogno paesaggi selvaggi e primitivi. Ma non è di Gauguin che vi voglio parlare, non ne sarei capace. Vi potrei dire solo che la mostra mi è piaciuta e vale la pena di andarla a vedere.
Vi voglio parlare del cielo di Roma al tramonto.
Dopo la mostra sono uscito sul terrazzo del Vittoriano,
non c'ero mai stato e ne ho approfittato.
Mi aspettavo una vista stupenda, ma non sublime come quella a cui ho assistito.
Davanti a me i Fori, dominati in lontananza dal Colosseo e un insieme di palazzi, di tetti, monumenti e cupole che potevano riempire le tele di centinaia di pittori. 
Mi giro e mi colpisce uno scorcio di tramonto alle mie spalle, dal balcone opposto a Piazza Venezia.
Mi avvicino curioso verso quell'angolo di cielo e quando arrivo sul balcone rimango estasiato: il celo sembrava omaggiare Gauguin, incendiato di rosso, viola, arancione, giallo e turchese. Sembrava una scala per il Paradiso.
Sotto di lui, Roma, maestosa e immanesa oggi come 2000 anni fa.
Le foto non rendono perchè avevo solo il cellulare, ma vi assicuro che non avevo mai visto un tramonto come quello.


Non posso non fare i miei complimenti alla Regione Toscana per la sua campagna contro l'omofobia. L'intento è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sul dato di fatto che l'omosessulaità è una cosa che fa parte della nostra società, non scelta né imposta da nessuno, ma naturale, come l'eterosessualità. Non siamo dei pervertiti come molti ignoranti (con alti rappresentanti nel mondo della politica) credono e vogliono far credere. Nè siamo "invertiti" da compatire. Siamo nati così, e non possiamo né possono cambiarci.

Giovedì sera, al telefono con mia sorella: "Non ti preoccupare, non fa freddo, basta un giubbino".
Venerdì, 19 e 45, Eurostar per Perugia : "Oh, vedi che qui è sceso un gelo incredibile!!!"
..."Grazie, il tuo tempismo mi commuove..."
Sono arrivato alla stazione di Perugia alle 22 circa, addosso un giubbino figo ma poco funzionale...
Mi si sono congelate perfino le ossa!
Io non lo so quanto è fredda la Bora, non l'ho mai provata (ma, non temete, il 2 Novembre sarò a Trieste...), ma penso che si debba trovare un nome anche al vento di Perugia per identificare il suo soffio gelato. E pensare che in quella città ci ho studiato 4 anni! E pensare che vengo da un paese in cui la neve la fa un anno si e un altro pure. Ma al vento di Perugia vi assicuro non ci si abitua, non ci si può abituare! È disumano!
L’impatto iniziale è stato confermato nonché amplificato dalla genialissima idea di un mio amico del “facciamoci una birretta in centro!” .
E si, che bello ricordare i vecchi tempi, che bello stare in compagnia, che bello stare seduti sulle scalette del duomo tra una folla di studenti con gli occhi che brillano di speranza e spensieratezza…
...Ma che bello prendere il vento diritto in faccia! Che bello perdere la sensibilità della mano che regge la birra! Che bello gelarsi le chiappe sulle scale di marmo ghiacciato!
In fondo alla piazza un’unica speranza: gli stands dell’Eurochocolate che “casualmente” dispensano cioccolata calda, bollente a go-go, per il modico prezzo di 2 euro.
…Sia lodata la Cioccolata!
Il sabato l’ho passato di nuovo al gelo per la bolgia di Eurochocolate, dove i bimbi impazziscono, i genitori si indebitano e l’aria profuma di cioccolata.
Quanta ne ho mangiata stavolta! Mamma mia! Tra un assaggino di qua, un grappino al cioccolato di là e una cioccolata calda per riscaldarmi il corpo infreddolito, alla fine avrebbero potuto fare una scultura di cioccolato anche col mio corpo.
E quanta ne ho portata a casa, o meglio, in ufficio!
Pasta di cioccolato, cioccolato all’arancia, cioccolato al mirtillo, tartufi di cioccolato alla cannella, cioccolato fondente alle nocciole…
Per tutti voi qui, un assaggio virtuale…a quello reale ci ho già pensato io…J
